l’Armonia della Voce: benefici fisici e psichici

(tratto da “Ben-essere psicofisico e conduzione degli stati di salute” a cura di Rocco Cacciacarne- AA.Vari- SIMP Sezione Veronese “G. Guantieri” ed. STIMMGRAF srl San Giovanni Lupatoto (VR) )

 

 

 

“…lo strumento serve al sacrificio del dio, il canto è il sacrificio dell’uomo.”

La musica primitiva – Marius Schneider Adelphi 1992 Milano.

 

Il concetto di Salute

Nel tempo, diversi scienziati di varie discipline psicologiche, mediche e filosofiche hanno cercato una definizione di stato di Benessere e di Salute.

Per la seconda si è giunti ad una idea generale dello stato di salute, per cui il concetto convenzionale, più accettato, è quello che vede la persona come unità psico-fisica capace di interagire in modo sufficientemente adeguato con l’ambiente circostante.

Ciò dovrebbe trovare concretizzazione in una educazione alla salute e in una “medicina” che sia totalmente rivolta alla persona, nella sua totalità.

         La definizione di Benessere
         La definizione dello stato di Benessere è invece fonte di visioni discordi sulla base delle differenze culturali.

Quindi sembrerebbe che lo stato di Benessere, che contiene lo stato di  Salute, sia uno stato difficile da raggiungere perché non perfettamente definito.

Seguendo le tradizioni dei popoli “primitivi”  e fortemente legati al territorio scopriamo che essi hanno nelle loro culture alcune  usanze all’interno dell’entità chiamata tribù che sembrano mostrare un certo concetto di Benessere ed una attenzione alla sua tutela.

Si trova infatti in tutti i popoli una ricerca di modalità di costruzione della coesione comunitaria nel momento della caccia o della raccolta di cibo e nelle attività ludico-culturali, della danza, del canto e del suono che hanno spesso la funzione di memoria delle gesta di eroi, dei e uomini, di mantenere un continuum storico e di  armonizzare l’individuo con il gruppo.

Questi sembrano quindi essere considerati dalle culture tradizionali tra i fattori centrali da preservare per garantire il benessere individuale e sociale.

L’Armonia

Armonia è un concetto di relazione.

Il suono di per sé non ha alcun senso.

Prende senso quando c’è relazione.

Una leggenda su Pitagora ci può aiutare a comprendere il concetto di Armonia.

Il grande filosofo siciliano scoprì che la sovrapposizione di due o più suoni è sentita come piacevole se il rapporto delle frequenze corrisponde ad un numero semplice (p.e. 16 hz e 32 hz sono in rapporto di 2, essendo 32 hz il doppio di 16 hz).

Egli, sentendo un rumore piacevole provenire da un’officina di un fabbro, del battere di due martelli sull’incudine, scoprì che i due martelli erano l’uno il doppio dell’altro come peso. In pratica il martello che pesava metà produceva una nota che era il doppio, ovvero un’ottava.

Quello che Pitagora trasse come conclusione fu che esista un rapporto tra numeri e musica, e che la Natura poggia su un’Armonia derivata dai numeri, con ciò anticipando di molto i concetti scoperti dalla fisica moderna.

Questo assunto ci serve per iniziare a comprendere come Benessere ed  Armonia siano strettamente connessi.

Nel tempo la percezione di piacevolezza o meno di una certa sequenza di suoni è mutata anche in virtù dei cambiamenti della tecnica.

Tralasciamo in questa sede i discorsi tecnici relativi alle scale musicali, ci limitiamo, però, a ricordare che oltre alle scale maggiore e minore della musica temperata usata in occidente, esistono, in oriente, scale pentatoniche di origine più antica a cui l’orecchio dell’uomo moderno occidentale non è così abituato.

Nell’esperienza sonora può essere più o meno armonica la relazione interno-esterno (musica, individuo e condizioni esterne) a seconda del tipo di suono o di musica.

L’individuo la può riconoscere con piacere o con dolore, oppure può lasciar passare le sensazioni ricevute come se la musica fosse acqua che scorre.

Nell’armonia (o nella disarmonia) si genera una relazione, rappresentabile come insieme di rapporti, tra suono e suono, tra suoni e ritmo, tra accordo e accordo, organizzati in modo da ottimizzare quello che secondo una valutazione comunque soggettiva (più o meno influenzata da ambiti culturali, abitudini sociali, domestiche, personali, ecc.) è la percezione della musica.

I rapporti tra i suoni fanno sì che questi si pongano in relazione uno con l’altro.

Ogni singolo suono assume quindi un significato distintivo rispetto agli altri, ma solo perché messo in relazione con gli altri. (Stefano Stefani)

La voce

Evidentemente quanto detto in precedenza vale anche per la voce e l’emissione organizzata chiamata canto.

Si conosce l’effetto terapeutico del canto fin dall’antichità.

Quello che risulta evidente dalle varie esperienze delle tradizioni antiche è che non siano il significato delle parole ad avere la forza “guaritrice” ma il suono emesso nel pronunciarle.

Questa forza la troviamo, particolarmente, nel canto “armonico”.

Spieghiamo brevemente cosa s’intenda per canto “armonico”.

Con tale espressione, come  riportato da Roberto Laneri, si intende un insieme di tecniche vocali che rendono percepibili all’ascolto i suoni armonici di un suono fondamentale, che può variare.

Il termine “armonico” non ha a che fare con lo stato di armonia dell’individuo, anche se vedremo più in là che il suo effetto “sposta” in uno stato di Armonia l’individuo che lo emette.

Il termine più corretto sarebbe l’inglese “overtone singing” (canto ipertonico) o il tedesco “Oberton singen”.

Pure continueremo a usare il termine “armonico” nel proseguo.

Oggi, ritroviamo, in zone ristrette della Terra, comunità di laici o di religiosi che utilizzano l’emissione della voce, secondo la modalità “armonica” tramite l’emissione sonora che poggia sull’addome, sia nella tecnica presso i monasteri tibetani, sia  di gola, come per esempio presso i Sufi o i tuvani, nella Mongolia russa.

La diffusione del canto “armonico” era un tempo molto più estesa di oggi.

Nel Medioevo la preghiera era canto armonico; purtroppo tale pratica, di cui parla San Bernardo di Chiaravalle affermando che fosse più potente la conoscenza uditiva  di quella visiva, venne poi osteggiata e perseguitata dalla Chiesa. Allo stesso modo i Sufi, non solamente mistici islamici, subirono la persecuzione anche a causa del loro cantare armonico.

Che il canto in passato fosse  più importante è testimoniato dalla struttura e dalla forma di celebri abbazie cistercensi che essenziali e praticamente prive di arredi e ornamenti, erano luoghi dove  prevaleva potentemente il suono armonico.

Anche le moschee, vuote al loro interno, risuonano armonicamente.

Essendo il canto armonico un canto “individuale e privato” era abbastanza comprensibile come per le grandi religioni collettive fosse visto poco benignamente, proprio in quanto non consente il controllo sull’esperienza del singolo.

Il Canto nella terapia

Il canto permette di contenere il flusso dei pensieri, poiché avviene che nel momento in cui noi emettiamo un canto, la nostra attenzione si sposta più facilmente lontano dagli intrighi mentali; nel contempo genera degli influssi sullo stato di salute dell’individuo.

Come riportato da un articolo  del professor Franco Panizzon:” Io non ho argomenti per dire che cantare guarisce; posso dire soltanto che è possibile che cantare guarisca e cercare di spiegare il come”.

Il Canto Gregoriano è stato utilizzato a partire circa dagli anni ’50 da Alfred Tomatis, otorinolaringoiatra francese, nelle sedute terapeutiche.

Egli, come inventore del metodo che porta il suo nome, scelse il canto gregoriano, assieme alla musica di Mozart, come parte fondamentale degli ascolti rieducativi e curativi.

Descrizione di una semplice tecnica per emettere un suono armonico

La realizzazione di un suono armonico è straordinariamente facile e rapida; la persona può giungere velocemente ad appassionarsi ed entusiasmarsi per i risultati raggiunti.

Come sempre accade, occorre essere metodici negli esercizi per ottenere un buon controllo delle emissioni.

La fase successiva è più complessa e difficile, in quanto si tratta di emettere una sequenza di alcune note con la tonalità e altezza vocale più “sottile” possibile, introducendo un ritmo adeguato.

Non servono composizioni complesse ma semplici frasi ripetute, come nel caso dei Mantra indiani e nelle preghiere cantate.

Se si avrà l’attenzione di osservare le emozioni generate da una frase musicale cantata personalmente, si scoprirà di iniziare ad essere un po’ più coscienti dei propri pensieri ed emozioni: un passo avanti sulla strada della ricerca della propria Armonia interna.

Non si sorprenda qualcuno se questa modalità possa richiamare analogicamente la “magia”, poiché una condizione “magica” per antonomasia è lo stato incantatorio.

In-canto, nel canto, quindi: ormai è scientificamente provato che il suono, neurofisiologicamente, genera degli stati singolari e collettivi, utilizzato con l’accompagnamento di strumenti adeguati per lo scopo.

Questa tecnica è estremamente semplice, chiunque può farlo anche coloro che si ritengano “stonati”.

Qui sopra è rappresentato uno spettro della emissione dalla “i” alla “u” (immagine creata dall’autore) con la semplice chiusura lenta e costante della bocca.

Già questa semplice emissione ripetuta può generare delle sensazioni dopo non molte volte che venga ripetuta.

Energetica della voce

Esiste una giustificazione di natura energetica negli effetti terapeutici della voce.

Per comprendere questo aspetto prenderemo in considerazione il “vaso energetico” o “meridiano” che viene ad essere coinvolto nell’atto del canto: in senso tradizionale occidentale lo chiamiamo vaso di Toro, nella tradizione egizia rappresentato dal geroglifico del pulcino o della spirale destrorsa.

Nella tradizione cinese corrisponde al vaso Triplice riscaldatore.

 

TABELLA VASI ENERGETICI E SEGNI ZODIACALI

 

Segni Meridiani Sigla Francese Sigla Italiana
Ariete Ministro del Cuore MC MC
Toro Triplice Riscaldatore TR TR
Gemelli Polmone P P
Cancro Stomaco E S
Leone Cuore C C
Vergine Intestino Tenue IG IT
Bilancia Rene RN R
Scorpione Vescica Urinaria V V
Sagittario Fegato F F
Capricorno Vescica Biliare VB VB
Acquario Milza/Pancreas RT MP
Pesci Intestino Crasso GI IC

Possiamo effettuare una prima considerazione di carattere generale e cioè che il vaso è stato descritto tramite la figura del Toro, che rappresenta la forza sessuale bruta espressa nella sua massima fisicità, che può diventare energia sublimata attraverso la voce.

Sappiamo che esiste una profonda relazione tra l’energia vitale dell’individuo e il suo timbro e potenza di voce.

Infatti sono gli ormoni a determinare la modificazione della struttura fonica della gola. Così come sappiamo che una voce roca e poco potente è indizio di scarsa energia vitale, cosa che può accadere, per esempio, dopo una lunga malattia.

L’analogia energetica prosegue con la constatazione che il Vaso di Toro ha connessioni energetiche con il Vaso dello Scorpione (in M.T.C. Analogo al Vaso di Ano e Vescica), con quello di Bilancia (in M.T.C. Analogo al Vaso di Reni) e con il Vaso di Ariete (in M.T.C. Analogo Maestro del Cuore).

Scorpione rappresenta la facoltà di dispensare la propria emotività verso l’ambiente, rappresenta le funzioni di espulsione (vescica e ano) e interessa i genitali femminili.

Ariete è il punto iniziale della diffusione dell’energia Vitale, l’origine che può venire espressa come “.. l’impulso primo, espandente, raggiante” (Angelo Angelini).

E’ il luogo dove inizia la Vita, dell’istintività che vive il momento presente e non calcola nulla. Rappresenta il sangue e il pericardio che attraverso i movimenti di sistole e diastole dà dinamicità al sangue stesso: organo dell’Aria.

Bilancia è il luogo dove questa energia si riflette e, secondo la Medicina Tradizionale Cinese corrisponde alle reni che costituiscono il luogo di raccolta dell’energia Ancestrale.

Qui si realizza la capacità di armonizzare le parti di sé. Rappresenta la facoltà di unire e di selezionare i diversi aspetti dei propri impulsi istintivi perché possa venire in superficie ciò che giace in fondo all’anima.

Osservando la figura che segue, che rappresenta le relazioni energetiche tra i segni-vasi secondo le due tradizioni egizia e della M.T.C., questo circuito incrociato è evidenziato dal colore verde tratteggiato

e menischi opposti a sinistra e a destra nella figura.

Tale relazione energetica disegna un percorso a 8 (Tab.2 cfr S.Stefani,C. Conti, M. Vittori) che sappiamo corrispondere sia al segno matematico dell’infinito sia all’analogo del nastro di Moebius.

Nella tradizione egizia essa rappresenta, appunto, l’energia NW (in geroglifico n= Scorpione, w= Toro),   analoga all’energia Ancestrale della M.T.C..

 

Tab.2

 

Quindi l’azione del cantare/emettere la voce in una maniera “organizzata” ha un effetto sull’individuo nel senso dell’attivazione della Forza vitale, e quindi dell’armonizzazione delle funzioni fisiche e psichiche dell’organismo.

Inoltre il canto può essere considerato una forma vicina alla meditazione poiché questa pratica comporta una progressiva attenzione sugli effetti e sulle sensazioni nel corpo del cantore, acquietandone l’attività mentale.

L’emissione tramite il canto armonico può possedere anche una funzione maieutica, facendo emergere, in modo controllato, ciò che è presente come stato d’animo in ognuno di noi.

In conclusione, si può ritenere e sperimentare che il canto armonico e l’utilizzo dei suoni armonici possa contribuire alla ricerca del Benessere sia a livello individuale sia come esperienza unificante di gruppo.

 

 

“L’Anima, prima di darsi al corpo, ascoltava le divine armonie; di conseguenza, dopo che è calata in un corpo, ogni volta che sente le musiche che mantengono una traccia dell’Armonia divina, le riconosce ed esse le fanno ricordare quell’armonia ed essa la persegue e ne fa parte a quelli che possono parteciparne.”  Giamblico nei “Misteri dell’Egitto”

 

 

 

Biliografia essenziale

 

Angelini, A., Il Serto di Iside  Vol.I&II, Milano, ed.Kemi, 1996-1997

Angelini, A., Lezioni di Egittologia, Milano, Kemi Associazione di Studi Simbolici ed Alchemici, 1994-1995

Calligaris, G. Le Catene Lineari Secondarie del Corpo e dello Spirito,  Milano, ed.Aquarius Giannone,1982

Laneri, R., La voce dell’arcobaleno,  Vicenza, Edizioni Punto d’incontro,  2002

Panizzon , F., (1997),“Canto e guarigione”, Medico e bambino,5 ,Trieste, pp 63-64

Stefani, S., Dinamica del Suono, Milano, Kemi Associazione di Studi Simbolici ed Alchemici,  2000-2001

Stefani, S., Conti C., Vittori M., Manuale di Medicina Spagyrica , Milano, ed. Tecniche nuove, 2008

Tomatis, A.,  Ascoltare l’Universo”, Milano, Baldini & Castoldi,1998