Filosofia della Spagyria: Venere vegetale – Artemisia

Habitat
Zone di ruderi ed incolte, dal l.d.m. all’aree submontane.

Costituenti principali
Artemisina (principio amaro), o.e. giallo: tujone, cineolo, terpeni, tannini, falvonoidi e saponine e resine.

Informazioni
L’artemisinina isolata da Artemisia annua L. risulta essere il più potente farmaco antimalarico contro la malaria da Plasmodium falciparum resistente alla clorochina.
Nell’erboristeria tradizionale vietnamita, ci sono opinioni contrastanti sull’effetto di Artemisia vulgaris L.  sull’ipertensione.
Alcuni medici etnici raccomandano l’uso di artemisia per il trattamento dell’ipertensione, mentre altri sconsigliano.
Lo scopo di questo studio era di chiarire le caratteristiche farmacologiche di artemisia nelle arterie isolate per spiegare i conflitti che circondano l’utilizzo per il trattamento dell’ipertensione.
In effetti si hanno contemporaneamente due effetti contrastanti di rilassamento e contrazione vasale.

Nella tradizione ayurvedica artemisia è utilizzato nell’epilessia, nell’isteria, nell’insonnia, nei disturbi urinari, in quelli mestruali, nelle gastralgie, nell’iperemesi e nei disturbi della gola.
Viene consigliata nell’artrite uricemica e nel trattamento dei reumatismi.

I flavonoidi e le saponine di artemisia hanno la capacità di inibire la percezione del dolore e possono anche fungere da agenti antinfiammatori.
I flavonoidi agiscono come risposta antinfiammatoria allo stesso modo dei farmaci antinfiammatori non steroidei, cioè inibendo gli enzimi che causano la sintesi di prostaglandine2.
In molte tradizioni è consigliato effettuare pediluvi con artemisia perchè aiuta la risoluzione delle vesciche.
In molte culture orientali, in cucina artemisia viene utilizzata come spezia per preparare pietanze di carne grassa (specialmente arrosto di pollo).
Le sostanze amare stimolano la formazione di bile e succo gastrico, facilitando la digestione di tali alimenti.
Non usare in caso di febbre (anche se in alcuni testi ayurvedici lo consigliano nelle febbri) o gravidanza precoce poiché produce calore e provoca interruzione di gravidanza.

Negli scritti di Pseudo-Apuleio, era ancora considerata “buone per il dolore ai piedi, per il dolore nella vescica, stranguria, febbre, mal di stomaco, tremori nervosi …”.
Plinio nella sua Historia naturalis affermava che, a condizione di essere raccolta prima dell’alba, “chi la indossa non ha nulla da temere da sostanze nocive o da qualsiasi bestia o anche dal sole”.
Poteri magici confermati da Apuleio nel II secolo: “Se durante il cammino si porta indosso l’artemisia, non si sente la fatica del viaggio, scaccia i demoni nascosti e neutralizza il malocchio degli uomini“.

Quando la religione cristiana prese il sopravvento Artemisia vulgaris  divenne una delle piante consacrate a San Giovanni Battista.
La leggenda narra che il santo nel deserto portasse una cintura di artemisia per proteggersi dai demoni e, nonostante i divieti della Chiesa, nella notte di San Giovanni corone di artemisia (raccolta prima dell’alba) erano gettate nel fuoco per scongiurare qualsiasi malattia per tutto l’anno successivo.
Alberto Magno scrive: “Quando si voglia intraprendere un viaggio facilmente e senza fatica, si porterà in mano l’erba chiamata artemisia, e se ne farà una cintura mentre si cammina; poi che si cuocia quest’erba e che ci se ne lavi i piedi; e non ci stancheremo mai”.
Chi avrà cura di avere quest’erba sempre con se, non tema affatto gli spiriti maligni o il veleno, né l’acqua né il fuoco, e nulla lo può danneggiare”.