Filosofia della Spagyria: Venere vegetale – Capelvenere

Habitat
Grotte umide, lungo le pareti dei pozzi, ambienti umidi, in prossimità di sorgenti e corsi d’acqua.

Costituenti principali
Adiantani, filicani, quercitina, rutina, tannino, sostanza amara.

Informazioni

Adiantum capillus-veneris L. è  chiamato “Pare-siavashan” nei libri di testo medici e farmaceutici della medicina tradizionale iraniana.
Le fronde di  questa felce erano principalmente amministrate da antichi medici come medicina singola o in combinazione con altre piante in formulazioni per curare diverse malattie.
Capelvenere, in vio e in vitro, risulta tradizionalmente avere qualità antidiabetiche, anticonvulsivanti, analgesiche, ipocolesterolemiche, goitrogeniche, antibatteriche, antifungine, cicatrizzanti, contrastanti l’alopecia, antiasmatiche, antinfiammatorie, antidiarroiche e antispasmodiche, antiossidanti, diuretiche, antiurolitiche  e disintossicanti nella medicina moderna.
Alcuni lavori in vivo hanno posto l’accento sulle possibilità di agire sugli stati d’ansia e sulla depressione.

Il genere è importante e popolarmente conosciuto come “Hansraj” nel sistema di medicina ayurvedica.
È stato utilizzato nel raffreddore, nei tumori della milza, nel fegato e in altri visceri, nelle malattie della pelle, nella bronchite e nelle malattie infiammatorie.

Plinio sosteneva che  potesse rallentare la caduta dei capelli.
Dioscoride ne consigliava l’uso a chi soffrisse di asma e di ritenzione urinaria.

Leggenda e mito
Per la sua collocazione nelle grotte è sacra a Plutone.
E’ legata mitologicamente alla ninfa Driope che innamorata dell’argonauta Ila o Hylas che si era recato alla fonte dove ella lo rapì portandolo in una grotta dove vi era tale pianta.
E’ stato menzionato molto nella letteratura moderna: da Cesare Pavese, da Gabriele d’Annunzio, da Hermann Hesse.
Prima dell’arrivo delle foglie del thè dall’oriente fu usata come bevanda infusa stimolante.