Filosofia della Spagyria: Sole vegetale – Vite comune

Habitat
La vite è coltivata di maggior diffusione, attualmente presente in tutti i continenti ad eccezione dell’Antartide.

Costituenti principali
Cellulosa; lignina; tannini; xylani. (parte legnosa).
Antocianine, catechine, glicosidi flavonoli, acidi fenolici, alcoli, stilbeni. (frutti).
Polifenoli, antocianine, catechine ed epicatechine; olii polinsaturi e fosfolipidi. (semi).

Informazioni
I lavori scientifici vertono sulla dimostrazione dell’attività antiossidanti, antinfiammatorie ed antimicrobiche, che si concretizzano in effetti cardioprotettivi, epatoprotettivi e neuroprotettivi.
Particolare importanza viene data dal resveratrolo (stilbeni), estratto da i semi, assieme ad ipericina e curcumina ed con il contributo di altre tecniche mediche con lo scopo di poter ridurre la quantità di chemioterapia nei trattameno dei tumori solidi.
Definito sangue della Terra, il vino è presenter sia come bevanda sacra inebriante presnte all’interno delle misteriosofie dell’area mediterranea.

Ma esso è stato utilizzato come “estraente” sia nella sua forma completa, sia attraverso l’alcol distillato sia nella sua forma osssidata, come aceto.

Enoliti
Gli enoliti partono dalla infusione di piante, o parti di esse, o di minerali in vino.
Normalmente non si compie l’operazione che la spagiria richiede, cioè la filtrazione e la calcinazione della parte solida della pianta.
A parte questo, normalmente, si utilizza un buon vino dove si pone l’individuo in infusione a freddo per uno o più cicli lunari.
Poi viene messa a riposo al buio per un certo periodo a riposare.
L’efficacia di tali preparazioni era conosciuta ampiamente, ed è tale per il contenuto del vino stesso che consta di: acqua, alcool, glicerina, vitamine, zuccheri, sali minerali, proteine, polifenoli e sostanze aromatiche che partecipano per estrarre efficacemente tutte le sostanze di quanto posto a macerare in esso, che possono interessare nella terapia.
L’efficacia di tale operazione rende così subito disponibile all’organismo della persona un rimedio a cucchiai o a bicchierini assume un tale enolito.

Ricordiamo che il vino possiede diverse caratteristiche terapeuticamente interessanti.
Risulta un buon diuretico ed eupeptico.
L’alcool per sua natura stimola l’apparato boccale a secernere ptialina, enzima salivare, capace di demolire le lunghe catene degli amidi in quelle più corte ed assimilabili degli zuccheri.
Inoltre, permette l’emulsione dei grassi di origine animale, poichè stimola la produzione dei succhi pancreatici, come i formaggi, al punto che i francesi pur essendo grossi consumatori di formaggi e di vino rosso soffrono notevolmente di meno di disturbi legati alle dislipidemie di altri popoli più “parchi”.

Gli acidi contenuti nei vini favoriscono l’aumento del Ph del bolo alimentare diminuendo così i tempi di permanenza nello stomaco, stimolando la secrezione di pepsina e acido cloridrico, preposti alla demolizione delle catene peptidiche delle proteine.

Una giusta quantità di vino, poi, giova alla tristezza e alla malinconia dei malati (anche ai sani!), perchè dona allegrezza e fortifica.
Se poi al malato verrà dato un vino, che contenga i principi vitali e biochimici della pianta o del minerale medesimi, i risultati saranno eccellenti.
A testimonianza di ciò portiamo che persino presso gli arabi, pur essendo loro interdetto qualsiasi alcolico, nel tredicesimo secolo, un medico, tale Ibn-al Awam, consigliava l’assunzione di vini medicamentosi.

IRP Vino

Alcol spagyrico
Per tradizione si parte da un buon vino schietto e lo si distilla, secondo arte, in maniera dolce fino a portarlo attraverso vari artifici a separarlo dall’acqua (chiamato flegma) e giungere ad un elevato grado alcolico.
Di poi narrano gli spagyristi che si fa passare attraverso il sale lisciviato di tartaro che ha il duplice scopo di trattenere il residuo “animico” del vino (la parte colorante, chetoni, acidi organici, zuccheri, acidi grassi ecc.).
Successivamente vengono messe le piante in toto o una parte di esse per creare una tintura spagyrica attraverso l’artificio della circolazione.
Vi sono altre modalità di lavoro che chi scrive, non essendo praticante di laboratorio, ritenga poco utile portare in approfondimento.
Si invita a contattare Luigi Vernacchia per questi aspetti di laboratorio spagyrico.

Aceto
La produzione dell’aceto e la sua separazione dell’acido acetico (che nel caso della spagyria minerale è utile per estrarre il “colore” dei vetri metallici preparati per arte) è una parte che si ritiene al di fuori dell’argomento su Vitis vinifera L..
In questo frangente oltre a nominare la pratica delle estrazioni vegetali ( divenute interessanti più in cucina che in medicina) si vuole segnalare la capcità peculiari dell’aceto.
L’acido acetico è il precursore dell‘acetilcolina, sembra essere capace di aumentare la saturazione di ossigeno nel sangue e molte altre qualità terapeutiche ( antibatterico, antidiabetico).
Naturalmente in quantità basse e diluito come nell’aceto o nelle fermentazioni acido lattiche/acetiche.

La vite nel mito egizio
Non entriamo, per altro, nelle questioni mistico-religiose nell’antico Egitto nel culto di Osiride ed il suo ruolo nei miti di altre divinità che è giunta a noi nella tradizione cristica.

Anche se risulta evidente dal geroglifico egizio la solarità della pianta è evidente anche dal nome geroglifico.
                                                                                                      
Oltre all’Aquila vi è la Penna che indica che l’energia solare viene fissata.                                                                                                                                        IARER
La bocca ripetuta richiama il concetto di verbo che esprime secondo un certo spazio-tempo.
La vite nel mito grec-romano
Il mito greco narra che Ampelo (dal greco antico Αμπελος, «vite») era un giovane amato da Dioniso.
Morì accidentalmente, cadendo dal dorso di un toro imbizzarrito o da un albero sul quale si era arrampicato per cogliere un grappolo d’uva, a seconda della versione del mito che si vuole accreditare.
Nella prima variante, riportata da Nonno, Ampelo fu poi trasformato in vite, recando agli uomini il dono dionisiaco del vino.
Stando a Ovidio, invece, Dioniso lo tramutò nella stella Vindemiatrix (in latino «vendemmiatrice»), della costellazione della Vergine.
La Vindemiatrix, appartiene alla costellazione della Vergine.
La sua apparizione a oriente, subito prima dell’alba, segnalava un tempo l’inizio del periodo della vendemmia, a settembre.

N.B.A causa della precessione degli equinozi oggi sono le stelle della costellazione del Leone a comparire in quella posizione all’inizio dell’autunno.