Filosofia della Spagyria: Saturno vegetale – Tasso

Habitat
In tutti i boschi a latifoglie.
Il Tasso era molto diffuso nell’era Terziaria, favorito da condizioni climatiche (dette atlantiche) assai diverse da quelle attuali; dopo l’ultima glaciazione, avvenuta circa 14.000 anni fa, questa pianta ha conosciuto un progressivo declino, tanto da diventare estremamente rara allo stato spontaneo.

Composti principali
Alcaloidi, tassolo, tassina, efedrina e glicosidi dell’acido cianidrico.

Informazioni
N.B. Pianta assolutamente velenosa, conosciuta come l’Albero della morte, la cui manipolazione deve essere esclusivo appannaggio di esperti preparatori spagirici.

Pianta conosciuta dalla medicina ayurvedica con il nome sanscrito Sthauneyaka  veniva utilizzata per i suoi effetti sulle infiammazioni, sul sintomo doloroso, promotore della capacità cognitive e persino come afrodisiaco.
Gli studi scientifici ayurvedici moderni continuano a proporre T.wallichiana (ritenuta una sottospecie di T.baccata) in diversi ambiti patologici.
Gli studi
scientifici occidentali riguardano sopratutto l’uso chemioterapico della pianta che, si ricordi ancora una volta, risulta nella sua totalità una pianta mortale.
Vi sono alcuni studi che hanno investigato l’attività sulla possibile contrasto degli estratti acquosi con attività 
anti ADA enzima ritenuti responsabili di disturbi gravi e tumori a carico del apparato gastrointestinale.
Esperimenti in vitro e su cavie suggeriscono che estratti alcolici di T. baccata  non solo abbiano un’attività broncodilatatrice ma anche siano in grado di diminuire l’iperreattività bronchiale diminuendo l’infiltrazione delle cellule infiammatorie nelle vie aeree e inibendo il rilascio di mediatori istaminici dalla mastociti stabilizzandola.

Era pianta sacra ad Ecate (dea lunare degli inferi) e secondo Ovidio (poeta romano del I sec. d.C.) la strada verso il mondo dei morti era costeggiata dai Tassi.
Nel Medioevo si sosteneva che Ecate, divenuta un demone per la tradizione cristiana apparisse a streghe e maghi con torce ricavate dal suo legno.

Giulio Cesare nel De bello gallico ci racconta di un capo celtico Catuvolco che, piuttosto che arrendersi alle legioni romane, preferì suicidarsi ingerendo i galbuli (unica parte non tossica) con tutti i semi (tossici).
Presso i Celti il legno resitente del Tasso  (dal greco Tóξov) venne utilizzato su larga scala per armi di vario genere, grazie anche ad indiscusse doti di resistenza e flessibilità che lo rendevano adatto per la fabbricazione di lance, frecce e, soprattutto archi.
Plinio il vecchio nel suo Naturalis Historia  scrive dell’uso di rendere letali lame o punte di frecce con il veleno estratto da esso.
Re Riccardo Cuor di Leone fu ucciso da una freccia di legno di Tasso.

Il legno del Tasso è utilizzato per particolari lavori di ebanisteria e di intaglio, per costruire ottimi bastoni da montagna, per lavori al tornio e per la fabbricazione delle matite.

La segnatura squisitamente saturnina è stata associata a quella di Marte (dio della guerra) e alle potenzialità di Capricorno (sistema nervoso centrale), Cancro (stomaco e cervello) e Ariete (pericardio).