Filosofia della Spagyria: Giove vegetale – Ippocastano

Habitat
Pianta di origine sudamericana la si trova nell’ambiente mediterraneo specie in pianura e bassa collina.

Costituenti principali
Miscele di saponine (escina), bioflavonidi; esculina, fraxina, scopolina.

Informazioni
I pazienti sensibili possono presentare alcuni effetti collaterali, come prurito, nausea, fastidio allo stomaco.
Controindicato durante la gravidanza, l’I. interferisce anche con l’azione di altri farmaci, in particolare i farmaci cumarinanticoagulanti.


L’ippocastano è una via di mezzo tra lo slanciato frassino e la pesante quercia con una tendenza a quest’ultima, i frutti sono pesanti come pesanti lo sono anche le foglie che “piombano” a terra nel periodo autunnale.
Diversamente dalla “terrestre” quercia, l’ippocastano ha più a che fare con l’elemento acqua.
Infatti soffre della siccità e ricerca ambienti umidi.
Produce delle pannocchie fiorite dove però ad essere ricche di polline sono solo quelle superiori che emanano un profumo soave denotato da una nota acquea.
” (Pelikan)

I semi di Aesculus hippocastanum sono stati a lungo utilizzati nella fitoterapia europea per il trattamento di problemi infiammatori e vascolari.
Nella medicina popolare turca, la tisana di semi schiacciati veniva utilizzata nella nefrolitiasi e nelle gastralgie, la polpa dei semi veniva assunta per alleviare i sintomi delle emorroidi.
Sperimentazioni sui topi hanno evodenziato un’attività antiossidante dell’escina.

Nella tradizione della medicina ayurvedica
Anche in questa filosofia medica indiana  I. agisce sulla ritenzione di liquidi aumentando la permeabilità dei capillari e consentendo il riassorbimento del liquido in eccesso nel sistema circolatorio.
I semi sono decongestionanti, espettoranti e tonici.
A causa dell’attività antinfiammatoria viene utilizzato nel trattamento di reumatismi, nevralgie ed emorroidi.
Le radici seccate e polverizzate hanno un’azione analgesica specie per trattare i dolori al petto.
Gli estratti dei semi sono la fonte di una saponina nota come escina, che ha dimostrato di promuovere il tono normale nelle pareti delle vene, migliorando così la circolazione attraverso le vene e promuovendo il ritorno del sangue al cuore.

Le castagne dell’ippocastano, in passato, venivano triturate per essere date a mangiare ai cavalli per curarne raffreddore e asma.
Da questa esperienza qui nasce la leggenda che tenendo in tasca un seme di ippocastano si tenga lontano il raffreddore.