Filosofia della Spagyria: Sole vegetale – Celidonia

Habitat
Muri, anfratti rocciosi dalla pianura fino alle zone submontane esposte al sole.

Costituenti principali
Chelidonina, cheleritrina, protopina, sanguinarina, allocriptopina berberina e coptisina; flavonoidi, acidi fenolici e saponine.

Informazioni
Pianta che regola l’intervento del principio Solfo a livello epatico (Elemento Aria).
Contrasta le tendenze indurenti e la tendenza contrattiva sulfurea a livello epatico.” (Pelikan)

Chelidonium majus L.  ha una lunga storia nel trattamento di molte malattie nei paesi europei.
Questa pianta è di grande interesse per il suo uso anche nella fitoterapia cinese.
Gli estratti e i suoi composti purificati presentano interessanti proprietà antivirali, antitumorali, antifungine e antimicrobiche sia in vitro che in vivo.
Interessante che stando le tradizioni antiche poche ne abbiano messo in evidenza l’attività cardiaca (suggerita dalla segnatura solare e la potenzialità sia leonina che bilanacina).
Un lavoro moderno ha proposto uno studio in cui sono stati valutati gli effetti inibitori degli estratti di C. majus sul hERG (gene che agisce sul potenziale cardiaco).
I dati raccolti hanno mostrato un’interessante attività di bloccco del canale del potassio hERG.
Si è ottenuto un effetto sul potenziale di azione cardiaca nel muscolo ventricolare del cane.
La tradizione occidentale mediterranea pone Celidonia in degli usi diversi tra di loro ma con una efficacia molto evidente.
Risulta un’analgesico (si dice che trasformi i dolori ossei in sonno) sia per uso interno sia in forma di oleolito nei dolori ossei.
L’attività calmanti nell’algie gastroduodenali, di miglioramento circolatorio e nell’algie della colecisti sono pienamente presenti ed importanti.
Risulta anche essere un antiosteoporotico e può dare una certa protezione in caso di radioterapia.
La tossicità della pianta risulta importante a livello epatico in caso di usi prolungati.
La preparazione spagirica è in grado di ridurre notevolmente tale problematiche.

Va ricordato, infine, che il lattice giallo brillante sembra avere effetto antiverrucoso, sui calli e sui duroni.
Paracelso la considerava, secondo il concetto della “medicina delle segnature”, sia un’erba “insanguinata”, cioè un’erba atta a curare i disturbi circolatori, che un’erba “gialla”, per curare l’itterizia e altri malanni del fegato.
Alberto Magno affermava che celidonia fosse una pietra nera di due specie, si ritrovavano nel petto delle rondini.
Stranamente le indicazioni sull’uso terapeutico di detta pietra sono molto in comune con la pianta celidonia.

L’origine del nome è legata a diverse leggende che prendono le mosse da “χελιδόν” che in greco antico significa rondine.
Quella più famosa narra che le rondini abbiano l’abitudine di strofinarne sugli occhi, ancora chiusi, dei loro piccoli, alcuni rametti di celidonia per favorirne l’apertura.
Plinio precisava che oltre a far aprire gli occhi ai nuovi nati, celidonia era usata dalle rondini anche per curare gli occhi e render la vista, nel caso in cui gli occhi dei piccoli fossero stati accecati.
Nel nord della Russia si sosteneva che le rondini usassero celidonia, anche se in questo caso si supponeva che le rondini portassero la celidonia al nido, non per curare gli occhi dei piccoli ma, per dar loro il nutrimento necessario fino all’inizio delle migrazioni autunnali.
Traendo spunto dalle leggende sulle rondini, in passato gli antichi usavano la celidonia per curare le infiammazioni degli occhi.
Si narra che la pianta avesse la proprietà di “far vedere la luce” ovvero, spiritualizzando il concetto, potesse far vedere la luce interiore.
Forse per questo è inserita nell’elenco delle piante magiche

Il nome celidonia secondo Paracelso deriverebbe, invece, dal termine latino caeli donum che letteralmente significa dono del cielo, questa teoria sarebbe avvalorata del fatto che durante il medioevo la celidonia era considerata dagli alchimisti una delle piante essenziali per la fabbricazione della pietra filosofale, dotata quindi di poteri soprannaturali.
Inoltre, sempre in epoca medioevale era considerata come una delle erbe magiche di San Giovanni, una pianta con la quale potevano essere preparati oli, sali e talismani da utilizzare durante i rituali.
In Friuli secondo la tradizione popolare è nota come “erba di Santa Apollonia”( da Apollo divinità solare), santa che protegge i denti, patrona degli odontotecnici ed odontoiatri.
Tra le varie tradizioni, infatti, si rinviene quella secondo la quale una goccia di lattice di celidonia posta sopra un dente cariato è in grado di placarne il dolore.

Essendo, infine, una pianta primaverile dai fiori di colore giallo era ritenuta indice della benevolenza degli Dei.
Per sapere se durante l’estate i raccolti avessero dato i frutti sperati, si attendeva che sbocciassero i fiori di celidonia come segno di buon auspicio.