Filosofia della Spagyria: Sole vegetale – Cumino nero

Habitat
Originario della regione mediterranea dell’Africa del nord, cresce anche in Turchia e in Oriente.

Costituenti principali
Thimoquinone, p-cimene, a-pinene, g-terpinene (semi).

Informazioni
L’entusiasmo degli studi scientifici (in vivo e in vitro) sugli estratti di semi di Nigella sativa Mann. √® praticamente presente in ogni lavoro (sia in inglese sia in francese) che si √® avuto la ventura di rinvenire in abbondanza sui motori di ricerca del settore farmacologico e medico.
Le indicazioni e le proprietà ne fanno una pianta interessante sia come antinfiammatorio e antidolorifico in caso di asma e di dermatiti, un protettore epatorenale tale da considerare praticamente capace di contrastare sostanze chemioterapiche, intossicazioni chimiche, tossine batteriche e di muffe (p.e. aflatossine).
Inoltre sembra avere le caratteristiche tali per poter pensare di venire utilizzato in terapie oncologiche.
I due elementi principali, thimoquinone e p-cimene, sembrano essere i resposnsabili di tale successo e dell’utilizzo esteso tradizionalmente in tre continenti.
Utilizzato con successo nelle sinusiti, ma anche come gastroprotettore, in caso di diabete (anche di tipo 1), immunomodulante, antielemintico, ipocolesterolemizzante, in diversi disturbi a carico del sistema nervoso (ansia, depressione), anche in ambito degenerativo.
Infine anche nei disturbi ginecologici assieme ad altre piante (trigonella, carvi e pistacia) di uso tradizionale iraniano.
Nella tradizione ayurvedica i semi della Nigella sativa vengono impiegati per trattare l’asma, grazie all’azione antistaminica e vasoregolatrice.
L’infuso della pianta viene impiegato contro meteorismo, catarro, per favorire il flusso mestruale, combattere la dismenorrea e la ritenzione idrica premestruale e contro i parassiti intestinali.

In arabo i semi dicumino nero sono noti come ” Al-Habba Al-Sauda ” e ” Al-Habba Al-Barakah ”.
Un racconto racconta che Maometto ne avesse una grandissima opinione tanto da affermare che solo la morte fosse immune dall’azione di questa pianta.
Nel medioevo entra nell’elenco delle piante del Capitulare de Villis voluto da Carlo Magno.