Filosofia della Spagyria: Giove vegetale – Platano

 

Habitat
Vive nele zone temperate dell’area mediterranea.

Componenti principali
Kaempferoli glucosidi (gemme); polifenoli (foglie); proantocianidine (corteccia).

Informazioni
Estratti metanoliche delle gemme possiedono attività sui batteri sia Gram positivi e Gram negativi.
Gli estratti delle foglie possiedono capacità desinsensibilizzanti del dolore e attività antinfiammatorie.
La tradizione antica ne fa una pianta attiva sulle ulcere e le infiammazioni oculari, per altro confermato da diverse ricerche.
I suoi effetti analgesici e antinfiammatori per il dolore al ginocchio erano noti ai medici persiani.
Il suo nome botanico sembrerebbe ricordare il nome del filosofo Platone.
In realtà Platano viene dal greco platanos derivato da πλατύς (largo o piatto), che ricorda la parte piatta della mano, il palmo.
In realtà è sempre stato considerato un “albero dei filosofi“; esiste in Grecia un platano, detto d’Ippocrate, sotto il quale, secondo la leggenda, Ippocrate di Coo insegnava ai suoi allievi l’arte della medicina.

E’ interessante mettere in relazione le tre piante gioviane che hanno avuto dignità di essere poste nelle piazze dei paesi di tuta Europa (compatibilmente con le condiizoni climatiche.
Olmo, platano, quercia sono alberi presenti in prossimità degli insediamenti umani.
Olmo dedicato alla giustizia degli uomini, platano ai filosofi e alle scienze e quercia sacra ai guerrieri ed ai sacerdoti.
Quindi a ben vedere sono tre ipostasi gioviane che riguardano il tema della Giustizia.
Non è difficile comprendere come oggigiorno il tema della Giustizia sia trattata in tutt’altra modalità dell’antichità.

Il platano orientale è  considerato sacro nella provincia della Lidia (Asia Minore).
Pizio nipote del leggendario Creso offri a Dario re di Persia un platano d’oro.
Serse, figlio di Dario, nel 480 a.C. durante la spedizione contro la Grecia, passò per la Lidia dove trovò “un platano così bello che lo adornò con oro e lo fece sorvegliare giorno e notte da uno dei suoi immortali guardiani del corpo reale”.
A Creta era venerato come appartenente alla grande dea ( La Madre terra).
I 5 lobi della foglia che rappresentavano le cinque dita della mano aperta rappresentavano un gesto di benedizione della dea, che si ritrova spesso nelle statuette cretesi.
Nel Peloponneso era dedicato a Elena, semidea, figlia di Zeus e di Leda, moglie di Menelao re di Lacedomane. Menelao prima di partire per la guerra di Troia piantò un platano presso la fonte sacra di Castalia. Mentre Agamennone offriva un sacrificio propiziatorio agli dei, “un serpente azzurro, col dorso coperto di macchie rosso sangue, spuntò da dietro l’altare e si diresse su un bel platano li vicino, strisciò verso l’alto e ingoiò in un attimo otto piccoli uccellini e la loro madre che si trovavano nel nido. Zeus adirato mutò il serpente in pietra”.
L’indovino Calcante interpretò così l’accaduto: nove anni dovevano trascorrere prima che Troia venisse presa, ma nel decimo anno avrebbe capitolato.
Il platano come il serpente cambia pelle ogni anno.
Platano ricorre più volte nella guerra di Troia è confermato dall’episodio del suicidio di Elena, che si impiccò ad un platano nell’isola di Rodi.
All’epoca di Pausania (secolo II d.C.) si mostravano ancora i due platani di Cafie e dei Delfi datati più di mille anni.
Ad Atene scrittori, filosofi e artisti, discutevano sotto i platani.
Nel 1° secolo d.C. un platano di Licia avrebbe ospitato all’interno del suo tronco cavo un pranzo con 18 coperti; i commensali invitati dal console M. Licinio Crasso Muciano, “stavano adagiati su giacigli di foglie dell’albero stesso”.
Caligola volle fare la stessa cosa in Italia a Velitre (Velletri); fece montare una tenda su un platano per 15 commensali e i rami dell’albero fungevano da sedili.
” (diritti Parco Nord Milano)

La segnatura unica gioviana agisce sul segno del Leone, che oltre ad essere il Cuore e le arterie, è il senso della vista quindi l’occhio e le sue patologie infettive degli annessi, linfatiche e della qualità della “visione”.