Filosofia della Spagyria: Marte vegetale – Scilla maritima (approfondimenti)

Informazioni storico-scientifiche

Per il trattamento dello scompenso congestizio cardiaco e in taluni casi di aritmie cardiache vengono somministrati i glicosidi cardiaci o cardiotonici, sostanze che esercitano un’azione diretta sul cuore aumentando la forza della contrazione miocardica.

L’insufficienza cardiaca può essere descritta come l’incapacità del cuore a pompare il sangue con una gittata adeguata alle esigenze metaboliche dei tessuti a causa di una ridotta contrattilità dei muscoli cardiaci.

I glicosidi cardiaci si ricavano principalmente dai fiori della digitale, nome comune di diverse piante del genere Digitalis la più importante delle quali è la Digitalis purpurea L.
Sono estratti anche dalla Digitalis lanata, dallo Strophantus kombé e dalla Scilla maritima.

Sebbene la Scilla venga menzionata nel papiro di Ebers ( 1500 a.C.) e le sue proprietà medicinali  osservate intorno al 1540 solo nel periodo compreso tra il 1840 e il 1880 si incontrano i primi preparati glicosidici ricavati dalla digitale.

Le proprietà della Scilla
I glicosidi contenuti nel bulbo della Scilla var.alba sono innumerevoli: i principali sono per 2/3 Scillerene A e 1/3 Scillerene B.
L’attività veloce nell’insufficienza cardiaca dei due principi attivi è tale da promuovere una importante diuresi, anche in presenza di anuria, specie in associazione con la digitale.
Rispetto alle terapie digitaliche, però, con Scilla non è necessario controllare, in maniera continuativa, l’efficienza renale.

Leggenda
La leggenda narra che vicino agli scogli di Zancle, Scilla incontrò Glauco, pescatore trasformato in una divinità marina per aver mangiato l’erba che ridava vita ai suoi pesci e poi istruito all’arte della profezia da Oceano e Teti.
La ninfa, terrorizzata dall’essere per metà umano e per metà pesce, scappò via, nonostante i tentativi di Glauco di spiegarle la sua vicenda.

In preda alla disperazione, Glauco si rivolse alla maga Circe, dea figlia di Elio e della ninfa Perseide, famosa per i suoi incantesimi in grado di cambiare le sembianze degli uomini.
Egli desiderava un bell’aspetto per attrarre l’amata Scilla a sé. Ma l’unico risultato che Glauco ottenne fu quello di scatenare la gelosia della maga che tentò di sedurre l’uomo-pesce.
Rifiutata da Glauco, Circe scatenò la sua furia su Scilla trasformandola in un feroce mostro munito di sei teste di cane latranti.

Secondo la leggenda, in preda alla disperazione Scilla si rifugiò in una grotta sotto la Rocca dove sorge il Castello e che esiste ancora oggi. In prossimità di alcuni scogli, a pochi chilometri da Cariddi che abita la sponda Sicula.