Filosofia della Spagyria: Venere vegetale – Ginkgo

 

Habitat

Componenti principali
Flavonoidi (quercitina), proantocianidine, diterpeni (ginkgolidi A,B e C), sesquiterpeni.

Informazioni
Tradizionalmente agli estratti di Ginkgo biloba L. vengono attribuite le qualità di migliorare la funzione cognitiva e prevenire il declino cognitivo mentre le ricerche ufficiali le dichiarano scarse a basso dosaggio.

Un inciso…
Crediamo che Gynkgo possa agire a basso dosaggio in preparati che possiedano una certa vitalità e non siano estratti di piante “morte“.
Facciamo riferimento al preparato spagyrico o spagyrizzato.
Seconda cosa osservando cosa fanno i cinesi e cercando tra le nostre piante nella tradizione ci si potrebbe rendere conto che per agire sul cervello e non solo in senso biologico.
Non è forse simile alla principessa della fiaba della Bella addormentata del bosco che attende il suo Sole il principe per uscire dal mondo dopo aver ricevuto i doni delle sei fate e dall’antica maga imago Saturni.
Stefano Stefani soleva ricordare che il cervello, immerso nel liquido cefalo-rachidiano, è analogo ad un feto in perenne gestazione.
Ne deriva, secondo chi scrive, che non basta un tipo di nutrimento alla volta per tenere in vita e aiutare lo sviluppo del cervello.
L’impressione è che per la valutazione della medicina moderna il cervello possa essere solo un contenitore ed elaboratore di dati.
E come tale viene trattato.
I trattamenti che riguardano il cervello sono complessi come numero di piante, di forme di educazione e compiti che la persona che vuole avere una mente limpida e fresca o, comunque, procastinare più a lungo del corpo la cecadenza cognitiva.
L’esperienza della tradizione occidentale e orientale suggerisce di affiancare piante diverse che svolgono un’attività sia sul circolo sia sul sistema nervoso del cervello.
P.e. Angelica A., Equiseto, Pervinca che svolgono diverse attività a livello cerebrale e che possono essere di completamento all’attività cerebrale del Gyngko.

La Medicina Tradizionale Cinese, per l’aiuto al Qi del polmone, la inserisce tra le piante utilizzate nella dispnea,  nella tosse, nell’ iperlipidemia e nell’angina.

Al contrario delle ricerche scientifiche occidentali quelle orientali mostrano un maggiore entusiasmo verso l’attività cerebrale di Gynkgo.

Origine del nome “gynkgo”
La pianta, originaria della Cina, viene chiamata volgarmente in Italia ginko o ginco o albero di capelvenere.
Il nome ginkgo deriva probabilmente da un’erronea trascrizione di un botanico tedesco del diciasettesimo secolo del nome giapponese derivante a sua volta da quello cinese “yin xing “, albicocca d’argento (yín «argento» e xìng «albicocca»).
Il nome della specie deriva invece dal latino bis e lobus con riferimento alla divisione in due lobi delle foglie, a forma di ventaglio.

Un albero venuto dal passato
Gingko biloba è un fossile vivente, unica specie sopravvissuta, perchè coltivata della famiglia delle Ginkgoaceae  (molto vicina  alle conifere) e del genere Ginkgo.
Il periodo Permiano (era Secondaria) lo vide comparire nei luoghi i cui sedimenti affiorano oggi nell’America del Nord, Asia e, in particolare in Cina.

Segnatura e potenzialità sono state suggerite da Stefano Stefani.