Filosofia della Spagyria: Venere vegetale – Melograno (approfondimenti)

Melograno nella tradizione antica
Gli Egizi erano soliti mangiarne il frutto.
Si è ritenuto ne usassero  in forma fermentata alcolica per ottenere un vino, chiamato shdh.
Nella tomba di Tutankhamen sono state rinvenute delle anfore con tracce rossastre, che sono state sottoposte ad analisi del gas-cromatogramma.
Sono stati identificati acido tartarico (presente solo nel vino da uva), acido siringico, derivato dalla malvidina, un marcatore dell’uva rossa.
Il melograno era considerato in Egitto un ottimo vermifugo, associato a senna, considerato dunque un frutto medicinale.
Era sinonimo di ricchezza e abbondanza per cui era usato durante le cerimonie funebri simboleggiando il nutrimento dei defunti.

Melograno nella tradizione greco-romana
Secondo il mito greco, invece, l’albero del melograno venne piantato da Afrodite.
Il frutto simboleggiava il sangue di Dioniso Zagreo ed era perciò considerato sacro.
Il mito della dea Persefone, per i Romani Proserpina, figlia di Zeus e Demetra, è legato alla pianta di melograno.
La leggenda narra che Persefone fosse stata rapita da Ade, il dio dell’oltretomba.
La madre, Demetra, dea dell’agricoltura e dei raccolti cercandola ovunque si dimenticò del suo lavoro, per cui sulla Terra si abbatte un inverno rigido e gli uomini perivano per fame.
Zeus allora raggiunse un accordo con Ade.
Poiché Persefone aveva mangiato, con l’inganno da parte di Ade, solo sei semi di melagrana e non l’intero frutto, sarebbe stata con il marito solo sei mesi e gli altri sei poteva trascorrerli con la madre sulla Terra.
Per sei mesi, quindi, fiorisce la vegetazione, poiché è la dea Demetra per la felicità del ritorno di sua figlia fa germogliare i raccolti.

Botanica antica
Una prima testimonianza scritta risale al filosofo Teofrasto, che ne descrive l’albero e il frutto.
Per gli antichi Greci fu pianta simbolo  di fertilità e fortuna, ma allo stesso tempo anche cibo dei defunti.

Un frutto biblico
Nella Bibbia si nomina melagrano come uno dei sette frutti prodotti dalla Terra Promessa:“….il Signore ti porterà in un’ottima terra…terra da grano, da orzo e da viti dove prosperano i fichi, i melograni e gli ulivi….”. (Deuteronomio 7:12-11-25)
Presso gli ebrei melograno è prescritto, ad esempio, come ornamento in forma di ricamo sulle vesti talari.
La tradizione ebraica insegna che sia un simbolo di giustizia, perché si dice che abbia 613 semi che corrispondono ai 613 comandamenti della Torah.
Per questo motivo assiema ad altri molti ebrei mangiano i suoi frutti ancor oggi.

In Oriente
In Cina gli arilli del melograno vengono consumati dagli sposi la prima notte di nozze come buon auspicio per il matrimonio.
Il Corano lo cita tre volte  (6:99, 6:141, 55:068), due volte come esempio di cose buone create da Allah ed una volta come frutto trovato nel giardino del Paradiso, opinione espressa da una parte della religione ebraica.

Usi e simboli
Frutti e fiori vengono spesso utilizzati a scopo decorativo, per adornare o arricchire tavole imbandite o cesti preparati come nelle “nature morte”, nelle cui rappresentazioni pittoriche compare spesso.
La Granada dei Mori ha il melograno come blasone, ed ha dato il nome alla città di Granada in Spagna, e non sono pochi gli stemmi e i blasoni che se ne sono serviti in passato.
E’ presente negli stemmi di molte città della Turchia.

Melograno a Napoli
Nella Cappella Minutolo al Duomo di Napoli, sulla facciata laterale del sepolcro di Enrico Minutolo, troviamo un bassorilievo de la “Madonna col Bambino”.
In questo la Madonna tiene un melograno che sembra contendere al  bambino.
All’ingresso laterale della Chiesa di San Giovanni a Carbonara , sulla parte anteriore, si può vedere la scultura di una donna, che tiene in braccio un bambino, mentre regge nella mano destra un melograno.
In Via dei Tribunali, troviamo, invece, la Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco.
La chiesa è dedicata al culto del Purgatorio e delle anime di coloro che morirono senza parenti che li piangessero e onorassero.
Sui bassorilievi scolpiti sulla facciata della chiesa sono presenti, insieme a piccoli teschi, dei melograni.

Un’antica credenza presso i napoletani vuole che si ponga un piatto di melograni ancora acerbi al centro della tavola aspettando che maturino fino al 2 novembre (sotto il segno dello Scorpione), il giorno dei morti.
Si crede che una volta aperti, i frutti assorbano le simili nature che infestino la casa.

Fascino moderno di mandragora
Nei secoli più recenti, i miti di mandragora ha continuato a fornire ispirazione agli scrittori e non solo, a quelli che scrivevano per il teatro, come, ad esempio, nell’atto I, scena II dell’opera Un Ballo in Maschera di Giuseppe Verdi (1857) quando Amelia, il governatore moglie, cerca una cura per una passione colpevole dalla zingara Ulrica.
Ulrica le dice:

‘Più tardi, Amelia si avvicina al fatidico punto: “Ecco l’orribile campo in cui la morte è l’espiazione del crimine.
Ci sono i pilastri delle piante ai loro piedi.

Il folklore basato sui miti della mandragola sopravvisse fino al XX secolo:

Nel dicembre del 1908, un uomo impiegato a scavare un giardino trascurato a mezzo miglio da Stratford, tagliò con la sua vanga una grande radice di brionia.
La chiamò mandragora e cessò immediatamente di lavorare, dicendo che fosseterribile sfortuna“.
Prima che la settimana terminasse, si narra che cadesse da alcuni gradini e si rompesse il collo.