Filosofia della Spagyria: Venere vegetale – Uva Ursina

Habitat
Frequente nell’aree pietrose, sia boscose che nei prati dal piano montano a quello catecuminale dalle Alpi all’Appennino settentrionale e centrale.

Costituenti principali
Glucosidi (arbutina e metilarbutina), glucoside amorfo (ericolina), ursina, tannini, ac.gallico, ac.gallotannico, ac.ellagico, ac.ellagitannico, ac.citrico, ac.chinolico, quercitina (colorante) e un o.e.. (foglie).

Informazioni
L’idrochinone, chimicamente è un fenolo bivalente, tende ad ossidarsi con rapidità, esprimendo, in ciò della pianta che lo genera, un’aspirazione verso una forma animica, Sulphurea.
L’attività antibatterica di tale molecola provoca una rapida estinzione delle forme di vita parassite ed inferiori.
Esso va in contrasto con l’attività tannini: in uno l’attività espandente (Aria) nel secondo coagulante (Acqua).
L’urina espressione aerea entra a far parte del mondo minerale solo una volta uscita dall’organismo. Un’anticipazione di questa mineralizzazione è manifestato nelle calcolosi.
“(Pelikan)

Le ricerche medico scientifiche su uva ursina
Oltre ad avere una forte capacità di agire su diversi batteri patogeni dell’apparato urinario,  Arctostaphylos uvaursi (L.) Spreng. è stata studiata nei disturbi metabolici a carico del pancreas endocrino.
Uva ursina è tradizionalmente utilizzata per stimolare le contrazioni uterine e per curare il diabete, problemi alla vista, calcoli renali o urinari, reumatismi e malattie veneree.
Inoltre le foglie sono state applicate topicamente per la depigmentazione cutanea.

Storia e leggenda
Il termine Arctostaphylos deriva dal greco ed è un nome composto dalle parole “arctos” orso e “staphyle” (uva, grappolo) dovuto all’abitudine che hanno gli orsi di cibarsi delle sue bacche carnose.
Pur non conoscendo la natura officinale della pianta, già nel XIII secolo si hanno le prime testimonianze di un uso fitoterapico dell’arbusto e nel XVI secolo fu addirittura inserita nei ricettari della Scuola di Montpelliere in quelli della London Pharmacopoeia.
Una leggenda medioevale narra che un giorno un monaco eremita, inseguito da un orso famelico, trovò rifugio in una grotta.
L’orso fu distratto da un cespuglio pieno di bacche di uva ursina anzichè il malcapitato eremita, che così si salvò.
L’uva ursina ha lasciato anche una traccia nella letteratura francese di Rabelais, che nelle sue storie scrisse di come Pantagruel guarì grazie a questa pianta, espellendo con le urine le sue disgrazie.
Fu il farmacologo Michele Girardi a metà del 1600 a scoprirne per primo proprietà e benefici connessi al suo utilizzo fitoterapico.