Il Mondo animale: l’avvoltoio

Mut (credits https://en.wikipedia.org/wiki/Mut)

Avvoltoio
L’avvoltoio fu rappresentato nell’iconografia e nei geroglifici egizi.
Rappresentò sia il simbolo della potenza del faraone in battaglia e nella descrizione dei loro trionfi sia nei templi che nelle tombe, sia la dea Mut.
Spesso era rappresentato con i sigilli regali tra le zampe, fu anche rappresentazione della maternità e paternità perchè essi ritenevano che gli avvoltoi si ferissero volontariamente il petto per nutrire col proprio sangue la prole, qualora scarseggiasse il cibo.
E’probabile che tale credenza, più simbolica che reale, derivasse dal fatto che questi rapaci, che si nutrono di carogne, fossero imbrattati di sangue dalla testa fino al petto.
In Europa tale visione fu trasferita tot court al pellicano.

Ma la sacralità dell’avvoltoio deriva molto probabilmente da motivi igienici: infatti l’opera di demolizione delle carcasse, specie in ambienti caldi come in Egitto, impediva il comparire di malattie.
Quindi l’avvoltoio divenne immagine di un potente purificatore.
Per via poi della sua capacità di digerire anche parti difficilmente digeribili come ossa, pelle e peli questo rapace prese la funzione ipostatica di grande riciclatore di energie che altrimenti sarebbero state inutilizzate.

Per questo motivo ancora oggi si usa esporre i corpi dei defunti nelle torri funebri chiamate “torri del silenzio”, dove si espongono i cadaveri.
Unendo i simboli regali della battaglia e del trionfo in guerra del Faraone, è facile dedurne la rappresentazione marziana di questo rapace.

Nekhbet

Altre dee avvoltoio
La dea avvoltoio bianca Nekhbet, era sorella di Wadjet, la dea serpente, la Verdeggiante.
Si noti il profondo legame di opposizione-fraterna che ritroviamo nel mito greco di Aphrodites e Ares, i latini Venere e Marte.

In certe culture esso però ha anche una funzione mercuriana di portatore di preci verso le divinità o attualmente, presso le popolazioni del nord-Africa, verso i santi musulmani.
Presso la tradizione cristiana fu considerato un animale vizioso perchè si nutre di carne impura.
Venne cacciato spesso per ricercare nel suo cranio la pietra
quadratus, descritta persino da Plinio.
E’ probabile che si tratti di una visione ermetica relativamente al fatto che per giungere alla perfezione, il quadrato appunto, bisognasse “rompere” l’involucro duro e ostico dei vizi umani.
Infatti la pietra quadratus, a chi la trovasse, donava di avere ogni felicità ed essere immune da qualsiasi veleno.