Il Mondo animale: l’ape

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La storia della relazione api e Uomo si perde nella notte dei tempi; probabilmente all’inizio l’uomo si nutriva del miele selvatico, poi sicuramente passò ad allevarle nel momento in cui decise di divenire stanziale e agricoltore.
In Egitto apparve come geroglifico nella fase predinastica, in cui veniva designato il Faraone, assieme a quello del giunco, come espressione de il sovrano dell’alto e del basso Egitto.
L’ape come ipostasi solare simbolizzò le Anima dell’uomo, ovvero come per altri animali, la speranza della sua sopravvivenza.
Gli egizi avevano ideato un modo ingegnoso di portare nei prati gli alveari, essi caricavano questi sulle barche, potendosi muovere laddove i fiori erano migliori e potendo selezionare, così, i vari tipi di miele, che ricordiamo erano usati anche per scopi terapeutici, oltre ché per nutrimento sacro e profano, oltre ad essere uno degli elementi utili per la mummificazione.

Ape nella tradizione greca
Nel bacino del Mediterraneo troviamo anche il culto della dea ape dal nome Melissa (
μέλισσα), che stando al mito cretese, nutrì assieme alla capra Amaltea, Zeus stesso.
Ricordiamo che anche un’altra pianta viene ad essere dedicata all’ape: meliloto, Melilotus officinalis.
La dea Melissa era legata alla festa di Maggio, durante la quale, dopo le nozze uccideva lo sposo.
La commistione tra cultura matriarcale e quella patriarcale risulta evidente.

Presso Eleusi ed Efeso si celebravano le feste chiamate Melissai celebrate dalle sacerdotesse locali.
Melissa , come dea, fu poi assorbita dalla dea Artemide-Diana, obbediente, seppur ritrosa al potere patriarcale di Zeus.

Ape e Cristo
Presso la cristianità, l’ape divenne simbolo della resurrezione, probabilmente perchè si riteneva che le api uscissero dai cadaveri, in particolare dai tori sacrificati in maggio, quindi simbolo dell’anima.
Ma anche il miele, come già detto, utilizzato come mezzo di mummificazione presso gli Egizi, ebbe la prerogativa di essere un preservante del corpo; anche i notabili siriani utilizzarono essere immersi nel miele una volta che i corpi fossero stati coperti di cera.
L’ape divenne anche emblema della “giusta parola” presso la Chiesa antica, probabilmente anche per il contributo dell’eloquenza greca che diede tale importanza.

In particolare divenne l’emblema del Verbum divinum, nella fattispecie del miele che era capace addirittura di resuscitare i morti, tradizione di derivazione greca, come è dimostrato dal mito di Glauco, figlio di Minosse e Pasifae, caduto da morto in una giara di miele, resuscitò una volta che questo giunse alla bocca.
I Cristiani poi avevano adottato l’ape come simbolo di purezza e di abnegazione, amore per la vita.

Gli antichi ritenevano che per raccogliere il miele non si poteva se non in stato di castità, in quanto le api, si pensava, si adirassero all’approssimarsi di un uomo che fosse stato a giacere con una donna.
Pure la credenza che le api nascessero dai cadaveri, fecero ritenere, ad opera di certi autori cristiani, come impuri sia le api sia il miele, probabilmente in forza, dell’interpretazione biblica della fuoriuscita dalla gola del leone biblico rinvenuto da Sansone nelle vigne di Timnah.